Year: 2009
Type: article
Abstract: Antonio SanciuQuesta nota preliminare dà conto dei risultati di un intervento d'urgenza condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, durante i lavori di pavimentazione stradale effettuati, nel 2009, nel centro storico di Posada 1 .I rinvenimenti qui presentati non sono dunque frutto di scavi regolari né di ricerche programmate e provengono inoltre, purtroppo, da contesti stratigrafici sconvolti.Si tratta infatti di recuperi avvenuti a quote che non superano gli 80 cm di profondità rispetto alla sede stradale e che non hanno consentito di mettere in luce le strutture murarie e le stratigrafie che, probabilmente, sussistono a quote di maggior profondità.Infatti, per la situazione contingente di disagio per la popolazione residente in un centro storico caratterizzato da una viabilità piuttosto tortuosa, e in considerazione del fatto che, comunque, non sarebbe scaturito alcun tipo di danno per i beni di interesse archeologico situati a maggiori profondità, non è parso opportuno causare forti rallentamenti, o addirtitura blocchi di lavori, eseguendo approfondimenti di indagine.Si ritiene tuttavia utile, in attesa dell'organizzazione di scavi regolari in aree libere, presentare i risultati al momento ottenuti, in quanto apportatori di rilevanti novità scientifiche sulla presenza fenicia, finora non documentata, sulla costa centro-orientale sarda.Vengono presentati inoltre alcuni materiali recuperati durante i lavori per la realizzazione di uno scantinato nella Casa Buscarini, sempre nel centro storico del paese 2 . 1 Ringrazio, per avermi a vario titolo dato aiuto, Paola Cavaliere, Rubens D'Oriano, Maria Ausilia Fadda, Ida Oggiano, Giuseppe Pisanu, Stefano Santocchini Gerg, Caterinella Tuveri.Disegni, cartine e fotografie sono di Antonio Delussu (figg.1, 13, 16, 21), Paola Pala (figg.4, 7-12, 14-15, 17, 19), Giovanni Pittalis (figg.6, 25), Fernando Posi (figg.22-24), Gianfranca Salis (figg.3, 5), Mario Sanges (fig.20), Caterinella Tuveri (figg.1-2). 2 Quest'ultimo intervento è stato effettuato nel 1998 sotto la direzione di Maria Ausilia Fadda.I reperti rinvenuti in questi interventi comprendono una certa quantità di materiali ceramici, pertinenti a tutte le fasi della civiltà nuragica nell'Età del Bronzo e in quella iniziale dell'Età del Ferro, alcuni dei quali di influenza vicino-orientale e inoltre materiali d'importazione che testimoniano una vera e propria frequentazione di gruppi umani levantini in questo sito tra la fine del IX e il VI secolo a.C.Posada è situata nella Sardegna centro nord-orientale, nella regione storica della Baronia, ai confini con la Gallura.Il contesto geografico è relativo a una piana che, in prossimità del mare, è occupata da tre alture calcaree.Una è la rupe ove oggi si trova il centro storico (94 m s.l.m.), l'altra è la collina detta di Monte Idda (119 m s.l.m.), la terza è il Monte Furcas (52 m s.l.m.).Il fiume Posada, nell'ultima parte del suo corso, attraversa la piana a nord delle tre alture, a circa 750 metri dalla rupe ove sorge l'attuale abitato, che è invece lambita dal Rio di Santa Caterina.Nell'Età del Bronzo il mare, che ora, grazie all'accumulo alluvionale, dista 1300 metri, doveva essere ben più vicino, e la rupe di Posada doveva incombere sulla foce del fiume e dominare l'ampia rada e l'approdo.La parte più alta della rupe di Posada era occupata da un nuraghe del tipo a corridoio e sulle sue pendici sud orientali, a una quota sensibilmente inferiore, sorgeva anche un villaggio, disposto probabilmente su piani terrazzati 3 .Il villaggio aveva inizio a circa 90 m in linea d'aria dal nuraghe e si estendeva da una quota di circa 42 m, fino a circa 25 m s.l.m, su un dislivello intorno a 17 metri.Anche l'altura di Monte Idda era occupata da un nuraghe a corridoio e da un villaggio 4 , ed è altresì probabile che Monte Furcas ospitasse una torre nuragica.Oggi non pare essercene più traccia; ne costituirebbe tuttavia indizio la presenza, nella piana, a meno di 400 metri in linea d'aria, di una tomba di giganti, ancora inedita, in località Paule Pedru.Risulta ad ogni modo evidente, in questo tratto costiero, una particolare attenzione, da parte delle genti nuragiche, nell'esercitare il controllo sul mare, sul fiume e sulla retrostante piana.Quest'ultima, che è raccolta all'interno di una conca, è oltremodo fertile e inoltre, ai suoi margini orientali, dove inizia gradualmente ad elevarsi di quota, erano presenti ricchi giacimenti di rame.Una miniera, ora abbandonata, era sfruttata nel secolo scorso, a Canale Barisone, in territorio di Torpè, a poco più di cinque chilometri in linea d'aria dalla rupe di Posada.Piombo e zinco venivano invece estratti nella miniera di Sos Enattos e argento e rame in quelle di Guzzurra, anch'esse non più in attività, in territorio di Lula, a sud ovest, oltre il Montalbo 5 .Anche queste aree, sebbene non vicine al mare, hanno Posada come sbocco sul litorale, con due diverse direttrici.Da Sos Enattos infatti si perviene al litorale di Siniscola e Posada costeggiando la parte meridionale del Montalbo, mentre da Guzzurra si arriva alla costa con un percorso a nord del rilievo, raggiungendo il corso del fiume Posada, e di qui il mare (fig.1).Il luogo ove oggi sorge Posada presenta, dunque, tutte le caratteristiche del cosiddetto "paesaggio fenicio", alle quali vanno aggiunte anche quelle del porto fluviale.Oltre agli insediamenti fenici descritti da Tucidide, esistono in età arcaica, nell'occidente mediterraneo, gli insediamenti sui porti fluviali, sorta di stanziamenti "di tipo precoloniale in epoca coloniale" con retrostanti bacini minerari, che "tendono a scomparire con l'avvento dell'urbanesimo" 6 .Pur non avendo restituito, prima d'ora, testimonianze relative a questa fase, era stata pertanto ipotizzata, per Posada, l'esistenza di un porto fluviale e di un insediamento precoloniale 7 .Giunge dunque ora la conferma, alla luce dei nuovi ritrovamenti, di una forte presenza levantina all'interno della comunità indigena stanziata sulle pendici della rupe di Posada.Fra i materiali rinvenuti nell'area occupata dal villaggio nuragico merita senz'altro attenzione, in quanto si tratta di un vaso di influenza vicino-orientale, una cosiddetta "fiasca del pellegrino", recuperata all'interno di Casa Buscarini in via Amsicora (fig.2, 1).La fiasca, realizzata in ceramica d'impasto, è di forma circolare, assolutamente piatta da un lato e arrotondata dall'altro; misura tra i 19 e 19,5 cm di diametro e 9,3 cm in sezione (fig.3).L'argilla si 3 FADDA 2001. 4 FADDA 1984.
Author: Antonio Sanciu
Language: Italian
Subfield: Archeology (arts and humanities)
Field: Arts and Humanities
Domain: Social Sciences
Open Access status: green
OpenAlex ID: W1606356737
