Year: 2004
Type: article
Abstract: Negli ultimi anni, il trattamento delle patologie cardiovascolari ha registrato progressi molto significativi: gli approcci farmacologici, interventistici e cardiochirurgici si sono tradotti in un sostanziale aumento della sopravvivenza dei pazienti alle fasi acute.La stessa attenzione e intensità d'intervento non viene però dedicata dai cardiologi e, successivamente alla dimissione, dai medici di medicina generale (protagonisti della gestione a lungo termine dei pazienti), alla valutazione e alla riduzione del rischio globale dei pazienti coronaropatici.Com'è noto, il concetto di rischio globale comprende non solo quello per nuovi eventi coronarici ("tradizionalmente" il più considerato e pesato attraverso la valutazione della funzione di pompa residua, dell'eventuale ischemia ed instabilità elettrica, nonché dell'anatomia coronarica) ma anche il rischio degli esiti legati all'evento acuto, il rischio di progressione della malattia aterosclerotica (legato prevalentemente allo stile di vita e ai fattori di rischio cardiovascolari) e quello di cattiva qualità di vita.Molto spesso, l'entusiasmo legato ai successi dei trattamenti in fase acuta induce a trascurare la malattia di fondo che, nel caso della cardiopatia ischemica come nello scompenso cardiaco, è un processo complesso, multifattoriale, generalizzato e progressivo che ha pesanti ripercussioni sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita del paziente.Si comprende pertanto come la prevenzione secondaria sia un complesso di azioni che, nell'obbiettivo di ridurre il rischio globale, prevede la sua sistematica valutazione associata ad un intervento professionalmente specifico e competente che va ben oltre la semplice prescrizione di farmaci evidence-based.L'attenzione dei cardiologi al problema "prevenzione secondaria" rimane comunque modesta, a dispetto di ripetute ed enfatiche attestazioni sulla sua rilevanza.Questa considerazione è documentata in letteratura in modo molto consistente: è sufficiente al riguardo citare i dati degli studi EUROA-SPIRE, che hanno monitorato il comportamento dei cardiologi ospedalieri europei durante la degenza e alla dimissione dei pazienti cardiopatici acuti: i risultati relativi alla prescrizione di uno stile di vita corretto, al controllo dei fattori di rischio e alle terapie a distanza dall'evento sono molto deludenti, così come la sostanziale non variazione tra le due rilevazioni a cinque anni di distanza una dall'altra.Pur riconoscendo i limiti della survey non si può che essere d'accordo con le seguenti conclusioni: 1) i risultati sono molto insoddisfacenti sia in termini di controllo dei fattori di rischio che di implementazione di terapie efficaci; 2) i cardiologi devono riflettere attentamente sui loro comportamenti e sulle loro responsabilità in merito; 3) la prevenzione secondaria richiede un approccio integrato per raggiungere gli obbiettivi terapeutici, il controllo dei fattori di rischio e le modificazioni intensive dello stile di vita. Contenuti del programma di Prevenzione SecondariaRecenti Linee Guida nazionali ed internazionali elaborate dalle principali società scientifiche, su impulso delle associazioni di cardiologia preventiva e riabilitativa, hanno precisato in dettaglio il programma di prevenzione secondaria con particolare attenzione al processo di valutazione, alla tipologia d'intervento e alla definizione degli outcome attesi.In sintesi il programma si basa sui seguenti punti
Institution: Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri
Language: Italian
Field: Medicine
Domain: Health Sciences
Open Access status: diamond
OpenAlex ID: W2464589483
