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Osservare l’interlingua: percorsi di educazione linguistica efficace per ridurre le diseguaglianze

Year: 2017
Type: book-chapter
Abstract: La sperimentazione educativa Osservare l'interlinguaQuesto capitolo riporta i risultati di una sperimentazione educativa condotta nelle scuole primarie del Comune di Reggio Emilia, il progetto Osservare l'interlingua (interlingua.comune.re.it).Il progetto nasce da una collaborazione tra il Comune di Reggio Emilia e il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell'Università di Modena e Reggio Emilia, avviata nel 2006.In seguito, la sperimentazione è stata condotta anche in alcune scuole della provincia di Reggio Emilia: alcuni risultati relativi a questo secondo filone sono esposti nel capitolo a cura di G. Pallotti e F. Rosi, in questo stesso volume.All'inizio il progetto aveva la finalità di favorire l'integrazione degli alunni con lingua materna diversa dall'italiano, che in alcune scuole della città superavano il 70%.Ben presto, tuttavia, si è deciso che non doveva essere un percorso separato, ma che al contrario era importante che tutti gli alunni lavorassero insieme.Il concetto di interlingua (Selinker 1972) può informare nel suo complesso una buona educazione linguistica ed è di questa che hanno bisogno tutti gli alunni, nativi e non nativi.Ora il progetto coinvolge ogni anno circa 12 scuole e 30 insegnanti di scuola primaria (un numero che tende costantemente ad aumentare), con la collaborazione di due pedagogiste del Comune, una borsista part-time, sette tirocinanti del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria dell'Università e la loro referente di tirocinio, con il coordinamento scientifico di chi scrive.Dal 2015/16, la sperimentazione è stata estesa anche a un piccolo gruppo di insegnanti della secondaria di primo grado.Il progetto si chiama Osservare l'interlingua perchè si basa su un principio fondamentale: una buona didattica linguistica deve essere fondata sull'osservazione degli apprendenti, delle loro competenze, capacità, strategie, bisogni, limiti.Diversi studi hanno dimostrato che gli interventi didattici sono più efficaci quando riguardano aspetti che gli apprendenti sono pronti ad acquisire (Ortega 2009), e da tempo si sottolinea come tutta la didattica debba fondarsi sempre su un'analisi dei bisogni (Long 2015).Il primo obiettivo del progetto è dunque quello di rendere gli insegnanti capaci di osservare le produzioni dei loro alunni in modo approfondito e soprattutto in positivo: devono abbandonare l'atteggiamento tradizionale di contare gli errori ed evidenziare i limiti, ma devono sforzarsi di comprendere cosa gli alunni stanno facendo, le loro strategie e ipotesi.Per fare questo sono state preparate delle griglie di osservazione sistematica, che consentono di descrivere uno alla volta i diversi aspetti dell'interlingua (per un'esposizione più approfondita, si veda Pallotti, 2010).Si tratta di una forma di valutazione formativa, che serve all'insegnante per insegnare meglio, e non ha nulla a che fare con la valutazione sommativa basata sui voti: in tutte le attività della sperimentazione, infatti, non vengono mai somministrati voti, perché l'obiettivo degli insegnanti, e degli alunni, è di comprendere e analizzare le interlingue, non metterle su una scala ordinale da 1 a 10 (che peraltro non significa praticamente nulla).Il primo passo del progetto, dunque, è sviluppare negli insegnanti una mentalità da ricercatori, che osservano, interpretano le produzioni linguistiche per sviluppare interventi efficaci.Sempre ispirandosi ai metodi della ricerca sull'interlingua, la prima fase di ogni percorso consiste nella raccolta di produzioni individuali a partire da stimoli non verbali, come immagini o filmati.In questo modo l'insegnante può valutare il livello di partenza, ma anche gli alunni hanno un riferimento di cui tenere conto nella auto-valutazione dei progressi.Nelle classi del secondo ciclo della scuola primaria (dopo gli otto anni), si tende a raccogliere produzioni scritte, per una maggiore praticità.Nelle classi inferiori, o quando gli insegnanti possono, si registrano le produzioni orali, e diversi insegnanti più volenterosi raccolgono entrambi i tipi di dati.Come si è detto, il progetto non fa distinzioni a priori tra alunni parlanti nativi e non nativi.Ci si può domandare se si possa applicare la nozione di interlingua anche ai primi, cioè a persone nate e cresciute in Italia, da genitori italiani.Crediamo che sia possibile, e anzi opportuno.In primo luogo, è importante ridimensionare la dicotomia parlante nativo / non nativo, che molti considerano problematica o del tutto errata (Cook, 1999), proponendo invece analisi della "multicompetenza" che hanno gli individui in una o più
Language: Italian
Open Access status: green
OpenAlex ID: W2803083706
FWCI: 1.423
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